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    November 10

    Insieme

    Cerco di dar forma ai miei pensieri, di tirare fuori quello che ho dentro.
    A cosa sto pensando? Cosa sento in questo momento?
    Il mio cuore sa più di quanto la mia mente non voglia conoscere.
    Non si può mentire a se stessi.
    Eppure la verità è lontana, confusa.
    La paura è tanta.
    Non voglio soffrire ancora.
    Soffrire per le scelte sbagliate,
    o per quelle giustificate solo da scuse illusorie.
    Qual è la cosa giusta?
    Non esistono cose giuste o sbagliate,
    esistono solo le conseguenze delle nostre azioni.
    E allora bisogna agire. In un modo o nell'altro.
    Tutto cambia rapidamente,
    e quello che vorrei ora non risponde più ai progetti di ieri.
    E' troppo tardi, adesso?
    Se senti anche tu lo stesso,
    possiamo trovare riparo da questa pioggia.
    Insieme.

    November 07

    La pace nasce se si affronta il conflitto

    Tra i primi ad affrontare in maniera organica una formazione improntata all'educazione alla pace, Daniele Novara si occupa professionalmente di gestione educativa dei conflitti e di progetti relativi ai diritti dei bambini (fra l'altro è responsabile scientifico del Centro Educativo per bambini dai 2 ai 5 anni a Klina, in Kosovo). Oltre ad aver scritto numerosi libri e a dirigere il trimestrale Conflitti, negli ultimi anni si è concentrato nella predisposizione di una nuova modalità di aiuto nella gestione dei conflitti: la consulenza maieutica. Questo nuovo approccio ha portato all'ideazione della mostra interattiva Conflitti, litigi e altre rotture per ragazzi dagli 11 ai 16 anni, dello spettacolo interattivo Anna è furiosa per bambini dai 5 ai 10 anni e di Cosa vuoi da me, papà?, un progetto pedagogico di teatro interattivo rivolto agli adolescenti dai 15 ai 18 anni.
    Lo abbiamo incontrato nel dicembre 2008 a Cuneo, in occasione dell'evento Un conflitto fatto in casa, realizzato dal Comune di Cuneo in collaborazione con il Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti.


    Come è arrivato a occuparsi di pace e di gestione dei conflitti?
    Sono un pedagogista, ho sempre avuto questa passione. Faccio parte di una generazione sostanzialmente orfana, perché alla fine degli anni '50, in pieno boom economico, non eravamo molto seguiti dai genitori e io, benché figlio unico, i miei genitori li vedevo pochissimo. Sono nato in campagna, cosa che mi ha segnato molto, poi a cinque anni sono venuto in città, a Piacenza, in un quartiere operaio dove c'era l'oratorio dei Salesiani, una congregazione tipicamente educativa. Anche grazie a loro sono arrivato a fare questo lavoro. Dall'età di diciotto anni mi sono occupato di un doposcuola per ragazzini del quartiere, scolasticamente dissestati, poi durante il servizio civile ho aperto una casa-accoglienza per giovani in difficoltà, finché, grazie a un incontro con Danilo Dolci, ha preso forma il lavoro sull'educazione alla pace. Stiamo parlando del 1982-83. Indubbiamente la mia fonte di ispirazione primaria è stata lui: per diversi anni abbiamo lavorato assieme, siamo rimasti in contatto, io lo considero un maestro, in particolare per il suo approccio maieutico di cui anch'io adesso sono portatore.
    Nel 1989 ho fondato il Centro Psicopedagogico per la Pace, che allora si chiamava solo così; negli anni precedenti avevo pubblicato alcuni libri di educazione alla pace che avevano avuto molto successo, per cui si pensò di creare un centro specifico a livello nazionale che col tempo è cresciuto tantissimo, e quest'anno festeggia il suo ventennale. Sostanzialmente è unico nel suo genere, ha puntato professionalmente su un'educazione diversa, orientata appunto alla pace ma, come dice il nome attuale, nel 1999 ha integrato la gestione dei conflitti.

    Cosa intende esattamente con la parola pace, così inflazionata?
    Anch'io penso che la parola sia molto inflazionata. Lavorando in giro per il mondo mi sono accorto che non c'è militare, non c'è "guerriero" che non pensi alla pace; durante la prima guerra tra serbi e croati, nei campi profughi i croati i dicevano: ci pensiamo noi a fare la pace. Che voleva dire: dateci le armi che eliminiamo quelli che ci disturbano e poi ci sarà la pace. Non va dimenticato che la guerra è il modo più rapido per ottenere la pace, il più distruttivo ma anche il più rapido.
    Effettivamente il concetto di pace è ambiguo. C'è un filone di pensiero, che si rifà ai grandi maestri della spiritualità del Cristianesimo, del Buddismo, ma penso per esempio anche a Socrate, secondo cui la pace non è la semplice fine della guerra, come nella tradizione militare, ma è pienezza di vita, cioè capacità di esprimere al meglio valori profondi e creativi, realizzazione delle proprie potenzialità a livello individuale e sociale.
    Dal canto mio, ho sempre pensato a un concetto paradossale di pace, secondo cui pace non è evitare i conflitti, come per la tradizione "spontanea", ma è stare nei conflitti e gestirli. Da questo punto di vista il contrario della guerra non è la pace ma la capacità di stare nei conflitti. Ciò si avvicina all'insegnamento del grande psicoanalista Franco Fornari, da cui ho imparato che dobbiamo stare nelle nostre zone d'ombra, nei nostri aspetti aggressivi per poterli gestire, specialmente per evitare di proiettare sugli altri le nostre paure, le nostre violenze. Imparare a stare nel conflitto vuol dire imparare a confrontarci con dedizione e con onestà con i nostri limiti. Nel conflitto c'è il senso del limite, mentre nella guerra c'è il delirio onnipotente di ritenere di poter eliminare le proprie paure eliminando il nemico o il presunto nemico - in genere il nemico è sempre presunto tale, perché non è altro che la proiezione delle nostre paure, dei nostri fantasmi che non siamo riusciti ad accettare, per cui pensiamo che eliminando lui anche noi staremo meglio, mentre ovviamente peggioriamo semplicemente la nostra condizione.

    Anche per il Buddismo una cosa non è negativa o positiva in assoluto ma dipende da come la utilizziamo: saper stare nelle proprie "zone d'ombra" vuol dire in qualche modo saperle utilizzare per andare verso una comprensione più alta di noi stessi e degli altri...
    Certo, è un processo di conoscenza, di scoperta interiore, di comprensione, noi diciamo che i conflitti non vanno risolti ma vanno capiti, bisogna saperli leggere, attraverso una capacità che ognuno ha dentro di sé di leggere i propri punti dolenti, le proprie emozioni negative, accettarle, capirle, integrarle. Questa è la forza dell'educazione, che è anzitutto un processo di autoeducazione. Nessuno può educare gli altri se non educa se stesso, imparando a non attribuire agli altri le parti nascoste di sé, che vanno addomesticate, tenute dentro in modo che si integrino e diventino una risorsa piuttosto che una minaccia.

    In cosa consiste l'attività educativa promossa dal CPP di Piacenza?
    Come Centro Psicopedagogico in questi anni abbiamo creato diversi strumenti di carattere maieutico interattivo. Per esempio, la mostra Conflitti, litigi e... altre rotture è un percorso che i ragazzi fanno in gruppi di quattro, nel quale imparano a gestire da soli i loro conflitti e a mantenere la relazione anche quando ci sono delle complicazioni relazionali. Imparano che si può e si deve restare collegati e specialmente che questo è il modo per prevenire la violenza e per affrontare, e non evitare, le complicazioni della vita. Imparano a saper stare nei litigi, nelle provocazioni, senza farsi prendere dalla reazione immediata ma sapendo gestire le proprie emozioni, specialmente i propri punti dolenti, e questo per una generazione di ragazzi molto suscettibili e permalosi come sono i nostri è davvero importantissimo. In dieci anni dalla sua nascita la mostra è stata visitata in Italia da sessantamila ragazzi, un dato straordinario. Un'altra iniziativa di cui vado orgoglioso è il lavoro che facciamo in Kosovo con il Centro educativo per bambini piccoli, per aiutarli a crescere senza odio, senza nemici e senza bisogno di farsi la guerra ogni due generazioni.

    Prima ha parlato di Danilo Dolci, considerandolo un maestro. Che cosa significa per lei avere un maestro?
    Quando ho incontrato Danilo Dolci in me era già in atto un processo che mi avrebbe portato a incontrare un maestro come lui, un "maestro che ascolta", che più che di ricevere ti permette di scoprire dentro di te qualcosa che era soffocato. Per me è stata una rivelazione, ero ancora molto giovane ma avevo già avuto esperienze di un certo tipo di impegno, e lui fu la conferma che ero sulla strada giusta e che, anzi, quell'impegno poteva diventare qualcosa in più, perché educare non è semplicemente insegnare qualcosa a qualcuno ma realizzare insieme creativamente un progetto. L'educazione è qualcosa di molto vicino all'arte, alla bellezza, all'elemento estetico. Io credo che l'educazione, nel vero senso della parola, sia un po' come realizzare un'opera artistica, bisogna mettere insieme tante cose che sembrano divergenti, e io avevo proprio bisogno di un maestro che mi insegnasse a farlo. Danilo era molto diverso dai preti che fino ad allora avevo incontrato nella mia formazione, lui non faceva prediche e questo per me è stato fondamentale. Rimasi molto colpito la prima volta che lo incontrai a Parma, ci invitò come gruppo di giovani obiettori di coscienza, noi pensavamo che ci volesse parlare e invece per due ore fece parlare noi e lui prendeva appunti, ascoltava, guardava negli occhi. Per me quell'esperienza fu una "ristrutturazione", perché dava senso a quanto già avevo intuito ma non riuscivo a mettere a fuoco, perché non riuscivo a capire che già quella era una strada, quindi ci fu una sorta di illuminazione, se così si può dire.

    Nel suo libro La struttura maieutica e l'evolverci Danilo Dolci, parlando del Dharma buddista, riporta che «Nichiren Daishonin aveva affermato: "Il vero Budda è un comune mortale, ma il comune mortale è il vero Budda": quando diviene come il fior di loto che sboccia pur nel fango degli stagni», e il filosofo Edgar Morin, nel libro La testa ben fatta, cita il dialogo scritto da Daisaku Ikeda e Aurelio Peccei. Mi ha colpito che due importanti studiosi di educazione come Dolci e Morin abbiano un legame con il nostro Buddismo. Lei che ne pensa?
    Certo Danilo apprezzava il pensiero di Ikeda, e in generale era molto sensibile a queste forme di spiritualità non trasmissiva ma generativa, di una spiritualità che collega la "divinità" interna con la comunità esterna, a differenza delle religioni mitico-sacrali che tendono invece a una pura e semplice ricezione da parte del credente. Anch'io trovo che ci sono tanti collegamenti tra i miei maestri, come se la propria esistenza fosse una mappa che si incrocia continuamente con le mappe di tante altre persone, vive e morte. Come diceva Aldo Capitini, c'è una compresenza di vivi e morti importantissima, una psicogenealogia degli antenati ma anche una psicogenealogia dei maestri che è forse più importante perché gli antenati rappresentano la genetica mentre i maestri rappresentano quello che uno nella vita può realmente trovare, può realmente costruire.

    Ikeda dice che il suo scopo ultimo è quello di un'educazione che sia il cuore di un nuovo umanesimo, un'educazione per il dialogo e per un'umanità di pace...
    Lo svilimento dell'educazione a cui attualmente assistiamo è in buona sostanza incomprensibile, perché in realtà dell'educazione non si può fare a meno, e tutto parte da lì. John Bowlby, uno dei maggiori psicoanalisti del ventesimo secolo, ha concentrato i suoi studi sul primo anno di vita e ha spiegato come in questa fase precoce si determinino le modalità di attaccamento che durano tutta la vita, che possono provocare la felicità o, viceversa, una serie di patologie. Sottovalutare l'educazione, come stiamo facendo negli ultimi anni, anche sull'onda di una spinta mediatica che vede la vita semplicemente come un consumo di prodotti di varia natura, è deleterio. Noi che ci occupiamo scientificamente della crescita dell'individuo non abbiamo più alcuna voce in capitolo, oggi contano le soubrette, i conduttori televisivi, i calciatori, che vengono presi come modelli anche per l'educazione dei figli, una vera e propria tragedia perché ciò crea dei danni che non sarà semplice riparare. Abbiamo delle basi scientifiche straordinarie su come educare le nuove generazioni, eppure privilegiamo modalità di educazione consumistiche, comode, facili per i genitori, che creano dipendenza nei giovani.
    Non bisogna dimenticare che educare vuol dire aiutare gli altri a fare da soli, come diceva Maria Montessori: tutte le volte che si sottrae a un bambino la possibilità di fare da solo qualcosa che può fare, facendolo noi al posto suo, non solo sbagliamo ma provochiamo un danno. La pressione consumistico-commerciale che oggi prevale sulla conoscenza scientifica dell'educazione rischia di creare una generazione che pretende di poter realizzare senza fatica, non assumendo mai la fatica come elemento creativo.
    Quindi, direi che condivido l'impegno di Ikeda, è fondamentale risvegliarci a questo punto di vista e pensare che è l'educazione che può salvarci, non la politica.


    October 17

    The Last Lecture - Randy Pausch

     
    October 01

    say eeeeeeeeh-oh!!!

    MAAAAAAAADRID!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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    September 25

    a volte

    Non so perché ma ho sempre pensato che le giornate uggiose siano le più adatte per fermarsi a riflettere. Forse è perché fuori non c'è molto da fare e allora tutta l'attenzione si sposta verso l'interno. O  forse è il rumore della pioggia che bussa al cuore e chiede un po' di ascolto, un po' di compagnia.
    Non so quale strano meccanismo si metta in motto. So solo che la pioggia cadeva forte quando mi sono ritrovato da solo con i miei pensieri.
    Pensavo e ripensavo a quello che era successo. Analizzavo ogni momento, ogni attimo. Cercavo di capire cosa fosse andato storto. Perché era andata a finire così? E dove avevo sbagliato? Eppure, dopo un lungo monologo con me stesso qualcosa mi sfuggiva ancora.
    A volte ti accorgi troppo tardi dei tuoi sbagli. Altre volte non ti sembra nemmeno di aver fatto qualcosa di sbagliato. Quelle volte, senza volerlo ferisci qualcuno. Basta poco, una parola, una frase di troppo, forse detta con troppa leggerezza e all'improvviso tutto peggiora. E' una ripida discesa senza freni. Fino allo schianto finale. La sfortuna viene dalla bocca e ci rovina..
    Dopo aver ripreso conoscenza è la pesantezza a fare da padrona. Com'è stato possbile? E adesso?..come spiegare l'incomprensione? Come recuperare la situazione?
    A volte vorrei sapere in anticipo cosa succederà per poter fare la scelta giusta. Avere la certezza di non peggiorare la situazione, ma piuttosto di risolverla. Quasi sempre, invece, l'unica cosa che si può fare è affidarsi alla propria saggezza per trovare i modi e i tempi più adatti. Ma a volte non basta.
    Vorrei scusarmi con tutte le persone a cui più o meno consapevolmente ho fatto del male.
    Vorrei dire loro che mi dispiace.
    E vorrei che fossero felici, ovunque si trovino.


     
    September 22

    Gloria, where are you Gloria?

    ..è andata così e ora guardo al futuro ma restando nel presente..

      
    e intanto mancano solo 7giorni al concerto!! GREEEEEEEEEEEN DAAAAYY !!!!
    September 01

    comunque

    COMUNQUE

    Le persone sono irragionevoli,
    illogiche ed egocentriche.
    Amale comunque.
    Se fai del bene, ti potranno rinfacciare
    motivazioni egoistiche.
    Fai comunque del bene.
    Se hai successo, potrai incontrare
    falsi amici e nemici autentici.
    Sforzati comunque di avere successo.
    Il bene che fai potrà essere dimenticato domani.
    Fallo comunque.
    Onestà e fiducia ti rendono vulnerabile.
    Sii comunque onesto e fiducioso.
    Quello che costruisci in anni
    potrebbe venire distrutto in un attimo.
    Costruisci comunque.
    Persone che vorrebbero il tuo aiuto
    forse ti attaccheranno quando glielo darai.
    Aiutale comunque.
    Nel dare al mondo il meglio di te stesso
    probabilmente soffrirai.
    Comunque vadano le cose,
    dai al mondo il meglio di te stesso.

    Madre Teresa

    January 02

    Il tempo prezioso dell'apprendimento

    Raffaele Mantegazza, professore associato di Pedagogia interculturale presso la facoltà di Scienze dell'educazione dell'Università di Milano Bicocca, ha presenziato a molte conferenze e incontri organizzati dall'Istituto Buddista Italiano. Un rapporto iniziato nel 2000 quando fu invitato alla presentazione della mostra sui "Costruttori di pace" nel comasco e proseguito con il viaggio in Giappone alla scoperta del sistema educativo proposto dalla Soka Gakkai. Da qualche anno cura un progetto di studio denominato "pedagogia della resistenza". Ha pubblicato numerosi libri tra cui Filosofia dell'educazione, Pedagogia della morte, Pensare la scuola con Gabriella Severo e il recente Il colore del grano. I bambini e la natura.

    Qualche anno fa ha visitato le scuole Soka. Che cosa ha visto e che cosa l'ha sorpreso?
    In realtà ho avuto una conferma di ciò che mi aspettavo: ragazzi molto felici. Contenti di apprendere. Spesso le scuole sono posti un po' tristi, in cui i ragazzi non riescono a esprimere le loro reali emozioni. Soprattutto al liceo mi ha colpito la capacità di accogliere e di non far sentire estranei i visitatori. Molto spesso nelle scuole quando arriva un ospite lo salutano in due o tre studenti, al seguito del preside. Invece nel liceo Soka che ho visitato avevano organizzato un piccolo concerto e uno studente di quindici anni si era anche cimentato in un tema in lingua italiana.

    E della Università Soka invece cosa le è rimasto impresso?
    Mi è sembrato di vedere ragazzi che a questo stesso entusiasmo univano anche una certa serietà, un aspetto più istituzionale nel senso più positivo del termine. Per esempio, a conclusione della lezione magistrale che ho tenuto davanti al consiglio di facoltà sono venuti a stringermi la mano uno per uno tutti gli studenti presenti. Mi è sembrata una ritualità non formale: un modo di presentarsi rispettoso del luogo in cui si studia.

    Cosa l'ha spinto a visitare le scuole Soka?
    Insegnando Pedagogia interculturale sono molto interessato a realtà extra europee, per vedere come viene sviluppata l'educazione dei più giovani nel resto del mondo. Negli ultimi anni sono stato anche in Senegal, Kosovo, Romania, oltre che in Giappone. Con la Soka Gakkai avevo già avuto contatti per conferenze e incontri nelle scuole italiane. Così è nata la possibilità di visitare il Giappone, un posto molto suggestivo che non conoscevo, ed entrare più da vicino nella realtà delle scuole fondate dal presidente Ikeda.

    Quali altre realtà pedagogiche ha conosciuto?
    In Senegal ho visto un villaggio mobilitarsi a favore dell'educazione. Il direttore della scuola elementare andava di capanna in capanna a dire al capofamiglia: «Se mandi le tue figlie a scuola io ti regalo una capra». In quel caso l'educazione è considerata un bene fondamentale. Non come merce di scambio, come potrebbe sembrare, bensì come un bene per cui si mettono a disposizione le poche risorse del villaggio, purché i bambini vadano a scuola. In Kosovo è stata un'esperienza traumatica. La guerra era appena finita - il giorno prima del nostro arrivo c'era stato un massacro. Mi ha colpito moltissimo il campo profughi nella zona più inquinata di Pristina, dove era stata deportata la popolazione rom, odiata da tutte le altre etnie coinvolte nel conflitto. La prima cosa che hanno chiesto i rom è stata una scuola. I bambini che arrivavano a piedi nudi prima di entrare in classe si volevano lavare i piedi (il campo era immerso nel fango), nonostante il maestro cercasse di dissuaderli. Era inverno e l'acqua era gelida. La scena di questi bambini poverissimi che facevano il gesto di togliersi il fango dai piedi scalzi mi ha impressionato moltissimo. Una lezione da importare anche nelle scuole italiane: il rispetto per il luogo in cui si studia. Se entrando in una moschea ci togliamo le scarpe perché non dovremmo avere un riguardo simile anche quando entriamo a scuola?

    Come considera la situazione della scuola italiana?
    Mi pare che in questo periodo in Italia si faccia l'opposto della capra senegalese: mentre in Africa si investono le quasi nulle risorse che si hanno per mandare i bambini a scuola, in Italia si taglia sull'educazione. Discutiamo quindi non tanto del grembiule o del numero degli alunni per classe quanto di che tipo di scuola vogliamo. La scuola è complicata, non è così facile da amministrare. Il rapporto OCSE, inoltre, dice che in Italia c'è la migliore scuola elementare d'Europa.

    E dopo le elementari che cosa succede?
    Dopo cominciano i problemi. Alle superiori c'è probabilmente un problema di formazione di base degli insegnanti. Materne ed elementari, nel nostro paese, hanno sempre avuto insegnanti formati per fare quel mestiere. Alle superiori invece a volte ci finiscono degli insegnanti che avrebbero voluto far altro.

    In un suo libro lei parla della pedagogia dell'annientamento. Secondo lei nella scuola italiana oggi si cerca di annullare ogni spinta critica degli studenti?

    A me pare che questo tentativo esista nella società in generale. Al contrario, la scuola a volte è uno dei pochi posti - quando i professori sono bravi - dove i ragazzi trovano il modo di esprimere la propria individualità.
    Anche se, nel segmento che va dalle medie inferiori a tutta l'università compresa, c'è sempre più un livellamento. C'è l'incapacità di motivare i ragazzi, di far emergere il loro animo, di far vedere che quel che si studia parla proprio a loro in prima persona. Questo è triste, perché io vedo bambini delle materne e delle elementari andare a scuola contenti, e poi vedo ragazzi delle superiori alzarsi la mattina già depressi. Non può essere sempre colpa dei ragazzi e delle famiglie. La scuola ha anch'essa delle responsabilità.

    Lei ha un figlio piccolo. Che scuola frequenta?
    Emanuele ha due anni. Per ora sta a casa, poi andrà in una scuola materna statale, vicino a casa. Sono contrario alle scuole private. Al di là di tutto, spero che possa sperimentare la felicità d'imparare. Come accade adesso: quando mio figlio sente una parola nuova la ripete subito con il sorriso sulle labbra. Ecco, spero che non perda mai quel sorriso.
     
    (Il Nuovo Rinascimento, n.410)

    Soka University in Aliso Viejo, California

     
     
    January 01

    duemilanove

    Buon 2009!!! :)
     
    Anno dei GIOVANI
    e della
    VITTORIA!!
     
    Gosho di Capodanno
     
    Ho ricevuto un centinaio di mushimochi e una cesta di frutta. Il giorno di Capodanno è il primo dei giorni, l'inizio del mese, l'inizio dell'anno e l'inizio della primavera. La persona che celebra questo giorno accrescerà le sue virtù e sarà amata da tutti, come la luna diventa piena muovendosi da occidente a oriente e il sole risplende più luminoso avanzando da oriente a occidente.
    Per prima cosa, alla domanda di dove si trovino esattamente l'inferno e il Budda, un sutra afferma che l'inferno si trova sotto terra e un altro dice che il Budda risiede a occidente. Ma a un attento esame, risulta che entrambi esistono nel nostro corpo alto cinque piedi; questo dev'essere vero perchè l'inferno è nel cuore di chi interiormente disprezza suo padre e trascura sua madre. È come il seme del loto che contiene al tempo stesso il fiore e il frutto. Anche il Budda dimora nei nostri cuori, così come dentro la pietra focaia esiste il fuoco e dentro le gemme esiste il valore. Noi comuni mortali non possiamo vedere le nostre ciglia che sono vicine né i cieli che sono lontani. Ugualmente non capiamo che il Budda esiste nel nostro cuore. Tu potresti chiederti come il Budda possa risiedere dentro di noi se il nostro corpo, generato dallo sperma e dal sangue dei genitori, è la fonte dei tre veleni e la sede dei desideri carnali. Ma dopo una ripetuta riflessione si comprende quanto ciò sia vero. Il puro fiore di loto sboccia dalla melma, il profumato sandalo cresce dalla terra, il grazioso bocciolo di ciliegio spunta dall'albero, la bella Yang Kuei-fei nacque dal ventre di una serva e la luna si alza da dietro le montagne e le rischiara. La sfortuna viene dalla bocca e ci rovina, la fortuna viene dal cuore e ci fa onore.
    Il tuo cuore che desidera fare offerte al Sutra del Loto all'inizio del nuovo anno è come il fiore che sboccia dall'albero, come il loto che si schiude in uno stagno, come le foglie di sandalo che si aprono sulle Montagne nevose o come la luna che comincia a sorgere. Adesso il Giappone, diventando nemico del Sutra del Loto, si è attirato la sfortuna da mille miglia lontano e, alla luce di questo, coloro che credono nel Sutra del Loto attireranno la fortuna da diecimila miglia lontano. L'ombra è proiettata dal corpo e, come l'ombra segue il corpo, la sfortuna colpirà la nazione i cui abitanti sono nemici del Sutra del Loto. I seguaci del Sutra del Loto al contrario sono come il legno di sandalo con il suo profumo. Ti scriverò ancora.

    Nichiren
    December 30

    un anno dopo

    Quanto dura realmete un anno? Quante cose si possono fare in un anno? Quante nuove esperienze si possono vivere? Quante persone meravigliose si possono conoscere? Quanti posti diversi in cui immergersi?
    Un anno fa, con una bellissima cerimonia, iniziava la mia nuova vita.
    Da allora tutto è cambiato. Le cose hanno inziato a scorrere più velocemente, le sensazioni sono diventate più intense e tutto si arricchito di un nuovo e più profondo significato. Ogni cosa ha acquistato valore.
    E' stato un anno intenso e indimenticabile.
    Gli esami all'università e la costante lotta per andare avanti e recuperare il tempo perso, l'ascesa di Orizzonti Nuovi, le nostre iniziative e l'impegno per portarle avanti con grandi soddisfazioni, il viaggio a Madrid e l'ostello internazionale, il 16 marzo da Cagliari ma col cuore a Milano, il progetto in Albania -con gli energizer, i dialoghi interreligiosi, i trattori e la frutta-, l'attività Soka-han e il desiderio che tutti siano felici e a proprio agio, i Giochi Matematici, la co-responsabilità dello splendente gruppo Solaris e le magnifiche esperienze di tutti, il Forum a Perugia tra aspettative e delusioni, il Progetto Prometeo per il libero accesso al sapere, la donazione del sangue, il matrimonio buddista dei miei zii, il Ferragosto a Stintino e gli aperitivi ad Alghero al motto di "chi non occupa preoccupa!", la crisi estiva e la voglia di non mollare, il Prix Italia al molo Ichnusa coi suoi coffee breaks e il bonifico che finalmente è arrivato, le manifestazioni e la fiaccolata per l'università pubblica e di qualità,  la raccolta firme e il pranzo in mensa con Di Pietro, l'esame di studio di primo livello al Pacinotti, le elezioni universitarie poi annullate e rinviate a chissà quando, e poi ancora il tai chi, la corsa, i libri letti..
    ma soprattutto le meravigliose persone che ho avuto la fortuna di incontrare, da cui ogni giorno imparo qualcosa e senza le quali nessuna esperienza avrebbe la stessa importanza. Grazie davvero.
    Ora voglio rilanciare per il nuovo anno delle nuove sfide, delle nuove avventure, delle nuove vette da scalare e da cui ammirare panorami sempre più vasti!
    Gli obiettivi per il 2009 sono pronti, belli grandi e importanti! Sarà un anno grandioso!
    A tutti voi i miei migliori auguri!
     
    December 20

    usare la vita

    "Non cercare lontano. Non sfuggire il vicino.
    Quante volte abbiamo sentito il peso del nostro presente: faticoso, opprimente, doloroso, inadeguato a noi. E abbiamo sopportato tale peso con l'unico obiettivo di trovarci finalmente altrove per poter stare meglio, lontano da questo presente che ci è capitato come un'ingiustizia, una sfortuna, una strettoia che dobbiamo attraversare il più in fretta possibile.
    Dal punto di vista del Buddismo, fare così vuol dire buttare via la nostra occasione e continuare a perdere tempo.
    Perché è pura illusione, per il Buddismo, considerare i problemi un ingombrante e doloroso accidente da aggirare o neutralizzare per poi finalmente stare tranquilli. I nostri problemi, tutte le sfide o le difficoltà di cui volentieri faremmo a meno, sono il nostro tesoro. Il nostro unico e inevitabile terreno per sperimentare la Legge di causa ed effetto. La nostra unica occasione di trasformazione e risveglio, per noi e per chi ci sta accanto. Il karma che noi stessi abbiamo scelto per poter manifestare la Buddità. La nostra missione.
    Missione. In giapponese il termine usato è shimei, che significa letteralmente "usare la propria vita". Un invito a utilizzare ciò che sta vicino e a non cercare lontano. A mettere in campo i dolori e le speranze che abbiamo a nostra disposizione, proprio quelli che ci inseguono e sembra ci perseguitino, e farne il nostro punto di partenza. La materia prima per andare di fronte al Gohonzon e recitare con tutto il cuore per raggiungere lo stato vitale che desideriamo e che ci dà gioia. Sperimentando ancora una volta l'insegnamento più profondo e sottile del Buddismo rivelato dal Daishonin: cioè che la soluzione - alla sofferenza, all'ignoranza, alla finitezza - è qui, vicinissima, anche se non è facile da vedere. Perché l'unica differenza tra un Budda e un comune mortale è che il secondo non sa di esserlo ma va alla ricerca di qualcosa al di fuori che appaghi e dia risposte. Questa è la verità più profonda e sottile racchiusa nel meraviglioso insegnamento del Sutra del Loto predicato da Shakyamuni e ripreso da Nichiren Daishonin."
    (Marina Marrazzi, Buddismo e società n.121)
    December 08

    noi e gli altri

    "La gioia non è semplicemente la felicità personale, egoistica. Né si tratta di far felici gli altri a spese della propria felicità. Noi e gli altri che gioiamo insieme, noi e gli altri che diventiamo felici insieme: questa è Legge mistica e quella cosa meravigliosa che è kosen rufu. Il Daishonin affermò: <<Gioia significa che noi e gli altri abbiamo saggezza e compassione>>."
    Daisaku Ikeda
     
    "Offerta è il tempo che dedichiamo alla preghiera; è l'incoraggiamento che infondiamo alla gente; è il sorriso che regaliamo a chi è triste; è la preghiera che dedichiamo alle persone care (viventi e non); è il coraggio di crederci sempre, fino in fondo, a discapito delle apparenze più avverse; è donare con gioia la propria vita a un nobile ideale quale la propagazione della Legge mistica."
    November 29

    elezioni universitarie..PARLIAMONE!

    Trascorso il tempo necessario per poter parlare "a freddo" di quello che è successo, vorrei spendere alcune parole per inquadrare meglio la situazione.
    Come tutti sanno, le elezioni universitarie previste per il 26-27 novembre sono state sospese e i seggi sono stati chiusi poco dopo la loro apertura.
    Quello che ancora tutti non sanno è il motivo che ha portato ad un simile evento. Ed è su questo che vorrei riportare l'attenzione.
     
    PREMESSA: chi c'è dietro ICHNUSA. 
    Questo nome simpatico, ben noto a tutti i sardi, nasconde in realtà il movimento di COMUNIONE e LIBERAZIONE (CL), un'organizzazione che, sfruttando ideali religiosi e la buona fede dei credenti, mira unicamente ad avere sempre più potere in campo politico ed economico.
     
    I FATTI.
    Il 25 novembre, esattamente il giorno prima delle elezioni, la lista ICHNUSA ha presentato ricorso al T.A.R. (il tribunale amministrativo regionale), chiedendo la sospensione delle elezioni a causa dell'esclusione di alcuni loro candidati dalle liste elettorali, ritenendo ingiustificata tale esclusione. In realtà la commissione elettorale che ha escluso i candidati ha semplicemente applicato il regolamento elettorale d'Ateneo che prevede che chiunque presenti la propria candidatura debba essere in regola col pagamento delle tasse al momento della presentazione della lista (in questo caso il termine ultimo era il 6 novembre, data di scandenza per la presentazione delle liste). Quindi alcuni candidati di ICHNUSA, non essendo in regola col pagamento delle tasse, sono stati esclusi come da regolamento.
    Ma allora con quali motivazioni fare ricorso? Il problema è che esiste una discrepanza tra il regolamento elettorale e il regolamento generale, che prevede invece per chiunque presenti la propria candidatura di essere in regola col pagamento delle tasse entro la data delle elezioni stesse (e quindi entro il 25). E sulla base di questa ambiguità normativa è stato presentato il ricorso.
    Presentato il ricorso il 25 pomeriggio, nel giro di poche ore arriva la risposta. Un vero MIRACOLO.
    Il T.A.R., in via del tutto eccezionale, non avendo avuto tempo di esaminare attentamente la situazione e non avendo consultato la controparte, decide di accogliere la richiesta di sospensione CAUTELARE delle elezioni e rimanda tutto al 10 dicembre, data in cui è fissata l'udienza e in cui si deciderà effettivamente sulla leggitimità del ricorso. Quindi il ricorso potrebbe essere respinto, con l'unico risultato di aver sprecato tempo e soldi (quelli degli studenti che pagano le tasse).
    Quindi non resta che aspettare la sentenza per sapere cosa succederà. In ogni caso bisognerà aspettare almeno fino a marzo per le nuove elezioni, dato che il regolamento prevede che possano svolgersi solo tra ottobre/novembre e tra marzo/aprile.
     
    A questo punto, però, sorgono un po' di domande:
    - possibile che una lista che vanta una permanenza di lunga data all'interno dell'università (..e infatti si vedono i risultati) non sapesse di questo dettaglio, che pure è ben specificato nella pagina web dell'università (http://www.unica.it/pub/2/show.jsp?id=6478&iso=650&is=2) in cui è presente tutta la documentazione per presentare le liste? (..magari poi si scopre anche che qualcuno degli attuali rappresentanti di ICHNUSA nel Senato Accademico, ha votato a favore di questo regolamento)
    - possibile che ci si accorga il giorno prima delle elezioni dell'esclusione di alcuni candidati?
    - possibile che per presentare il ricorso ci abbiano messo così poco, quando per ascoltare i problemi degli studenti che dovrebbero rappresentare non sono quasi mai disponibili?
    - chi ha pagato i due avvocati che hanno presentato il loro ricorso?
    - era proprio necessario far sprecare all'università 35mila euro, per l'esclusione di 4 candidati su 186? con tutto il rispetto per le persone che sono state escluse (che comunque avrebbero dovuto informarsi meglio prima), ma stiamo parlando di elezioni universitarie non delle presidenziali degli Stati Uniti!
     
    Fatte queste considerazioni, c'è da chiedersi se la motivazione del ricorso non sia puramente pretestuosa. E in effetti il dubbio che ci sia qualcos'altro sotto è del tutto ragionevole. Basti considerare il malumore crescente nei confronti della lista ICHNUSA, che avrebbe portato parecchi voti in meno e quindi molte pedine in meno nello scacchiere, per capire che non era il momento migliore per loro per la verifica elettorale. Forse hanno pensato che lasciando passare un po' di tempo la situazione sarebbe migliorata: gli studenti avrebbero dato meno peso alla loro reale identità e forse si sarbbero persino dimenticati dell'incapacità della maggior parte dei loro esponenti di rappresentare gli studenti e in particolare del ciellino rappresentante degli studenti all'ERSU, responsabile dell'approvazione del nuovo regolamento delle case dello studente.
    Ma basta la paura (consapevolezza) di non essere graditi per giustificare tutto ciò? Si e no.
    Infatti in ballo non ci sono solo le elezioni degli studenti ma anche la ben più importante (in termini di potere decisonale sulle politiche universitarie) elezione del rettore che si svolgerà la prossima primavera e a cui partecipano come elettori tutti i rappresentanti degli studenti eletti sia negli organi centrali che nei consigli di facoltà, per un totale di 205 votanti.
    Tutti sappiamo che l'attuale rettore, Pasquale Mistretta, è stato eletto con il voto favorevole di ICHNUSA e che quest'anno (dopo ben 18 anni!!) non si ricandiderà.
    Ecco che allora si delinea un quadro più ampio in cui i rappresentanti degli studenti (quelli uscenti) costituiscono il mezzo per poter arrivare ad eleggere un rettore vicino alle proprie posizioni, ovvero quelle di CL.
    Ovviamente si tratta di supposizioni, che trovano tuttavia conferma in alcune circostanze quantomeno singolari. Tutto lascia infatti pensare che la sospensione fosse premeditata e che in qualche modo si conoscesse l'esito in anticipo. Infatti stranamente non state appese né locandinde né manifesti da parte di ICHNUSA e anche la campagna elettorale nel suo complesso è stata più silenziosa del solito. Senza contare il fatto che l'esercito di ciellini (provenienti addirittura da Sassari) che generalmente popola le facoltà i giorni delle elezioni (per raccattare il voto di qualche studente che in buona fede crede a quello che gli viene raccontato, salvo poi scoprire dopo per chi ha realmente votato e pentirsene) non si è visto e gli stessi candidati sono regolarmente andati a lezione, come se fosse un giorno qualsiasi. Come se sapessero già come sarebbe andata a finire.
    In più il sospetto viene confermato anche da chi lavora all'interno del rettorato stesso, e quindi conosce certe dinamiche meglio di chiunque altro.
    E' davvero triste che in posto come un'università, che dovrebbe essere un tempio del sapere in cui si formano le persone, prevalgano queste logiche di potere anziché l'interesse generale di chi l'università la vive ogni giorno, studenti per primi. Ecco perché poi molti studenti rinunciano al proprio diritto di voto.
    Come può una lista che non mostra alcun rispetto per gli studenti e per i contributi che questi pagano, rappresentarli e farsi portavoce dei loro problemi quando è interessata solo ad avere "poltrone" e ad espandere la propria area d'influenza?
    Ognuno faccia le proprie valutazioni.
    Io, le mie, le ho già fatte.
    November 28

    felicità & coraggio

    "La vera felicità non è l'assenza di sofferenze. Il cielo non può essere sereno tutti i giorni. La vera felicità sta nel costruire un io che si erge dignitoso e indomabile. Felicità non significa avere una vita libera dalle difficoltà, ma essere in grado di raccogliere l'indomito coraggio e l'incrollabile convinzione per affrontare e superare qualunque difficoltà possa sorgere, senza esserne minimamente scossi."
    Daisaku Ikeda
     
    "La vera gioia scaturisce incessantemente dall'interno della vostra vita quando combattete con coraggio per superare qualunque tempesta di difficoltà. Questo tipo di gioia fluisce senza fine. Non potete godere una gioia vera e profonda se siete indulgenti con voi stessi e cercate solo situazioni comode in cui non dovete mai affrontare dure difficoltà."
    Daisaku Ikeda
     
    "E' chiaro che non esiste un'essenza separata chiamata coraggio; non esistono cellule o speciali contenitori nel cervello o vasi del cuore che contengono gocce o atomi che producono o forniscono questa virtù. Tuttavia il coraggio è la giusta e sana condizione di ogni essere umano quando è libero di fare ciò che gli è connaturato fare. E' naturalezza, la realizzazione immediata di ciò che egli ritiene giusto fare."
    Ralph Waldo Emerson
    November 26

    Grazie Soru

    Nel esprimere la mia solidarietà al presidente della regione, riporto un articolo pubblicato su "la Repubblica" di qualche giorno fa..GRAZIE SORU
     

    Ragazzi dell' Onda il Catalogo è questo

    Repubblica — 24 novembre 2008   pagina 23   sezione: COMMENTI

    Il riformismo non è una teoria o una pia intenzione, ma una pratica concreta, un' azione per migliorare le cose, evitando, peraltro, di esagerare combinando sconquassi. Una premessa che mi è venuta alla mente nella sua ovvietà scrivendo un recente articolo sull' Università (Repubblica). Tra il materiale da me non utilizzato per ragioni di spazio, vi era una nota sulle iniziative prese dal presidente indipendente della giunta di centro sinistra della Sardegna, il dinamico industriale Renato Soru, l' inventore di Tiscali. Più delle grandi riforme di vario colore che hanno inguaiato la scuola e le università, ancor più di quanto non fosse, Soru ha messo in atto per l' annualità 2008-2009 alcune misure semplicissime che si possono valutare immediatamente. La prima riguarda il punto più controverso del decreto Gelmini sulla scuola, la questione del tempo pieno. Ebbene, senza alcuna polemica e tenendo conto che la sua applicabilità implica la collaborazione tra lo Stato e le autonomie locali, Soru ha deciso che il bilancio regionale contempli uno stanziamento di 35 milioni di euro per estendere con fondi propri il tempo pieno a tutte le scuole primarie e medie dell' Isola. Il finanziamento verrà suddiviso in base all' autonomia scolastica ma è fin d' ora vincolato ad una utilizzazione non dispersiva, ludica o casuale, finalizzata a colmare le deficienze che le inchieste Ocse e nazionali hanno riscontrato nelle competenze di base dei ragazzi italiani, in specie nel Mezzogiorno e nelle Isole: italiano, matematica, scienze, ecc. Basterebbe questo per promuovere la Giunta sarda, ma il menù è molto più ricco e apporta un aiuto decisivo alle due Università di Cagliari e Sassari. Per dirla con Leporello: «Il catalogo è questo». I) La Regione versa 12 milioni di euro alle due università, impoverite dai tagli della Finanziaria, per sostenere la loro attività corrente. Inoltre stanzia 4 milioni per favorire la presenza di visiting professors che arricchiscano le esperienze di studio locali. II) Con bandi biennali verranno distribuiti 5 milioni di euro per finanziare direttamente singoli giovani ricercatori, sia sardi che non sardi, che abbiano scelto di svolgere altrove, in genere all' estero, la loro attività, a condizione che ora siano disposti a lavorare ad un loro progetto scientifico o umanistico presso una delle due Università sarde. L' obiettivo è di incentivare il "rientro dei cervelli", tenendo conto che i giovani ricercatori italiani all' estero guadagnano all' inizio sovente non più di 1700-1800 euro, ma godono non solo di infrastrutture incomparabilmente migliori e di sistemi di ricerca più liberi. Soprattutto è loro ben presente che, a differenza della madre patria, gli esiti verranno giudicati soltanto per il merito e la professionalità. La scommessa di Soru è di tentare anche in Sardegna una prima inversione di tendenza: chi verrà, anche se l' università non ha soldi da offrirgli, riceverà dalla Regione direttamente ad personam 40.000 euro l' anno, più altri 15.000 per libri, materiali, spostamenti per studio. III) Oltre alle normali borse di studio assegnate in base al merito e al reddito, da quest' anno la Sardegna mette a disposizione 2500 "assegni di merito" per un totale di 15 milioni, senza alcuna limitazione di reddito, per i giovani che si iscrivono per la prima volta alla università o sono già iscritti, a condizione che abbiano superato l' esame di maturità con almeno 80/100, che sostengano tutti gli esami universitari entro il tempo stabilito e conseguano una media del 27. Il contributo, versato direttamente allo studente, sarà di 500 euro nette al mese. Si tratta di una iniziativa senza precedenti nel nostro Paese, cui si aggiunge per tutti i neo iscritti un contributo di 1200 euro per computer e libri. Infine, per rimpinguare l' esigua somma data dalle università, la Regione assicura altri 2500 euro per ogni borsa Erasmus. IV) Oltre ai fondi per l' edilizia già assegnati per alloggi universitari in costruzione, in modo da portarli a Cagliari da 1000 a 2000 e a Sassari da 350 a 1000, la Regione assicura a tutti i ragazzi fuori sede una sovvenzione di 5000 euro l' anno per una abitazione nella città che li ospita. Se ricordiamo tutte le polemiche e gli ostacoli che incontrò il tentativo di Soru di far pagare imposte più salate ai ricchi proprietari delle ville della Costa Smeralda e degli yacht che attraccano d' estate nei suoi porti, e li confrontiamo con queste voci di spesa, ne scaturirà con esattezza in cosa consista l' equazione riformista. Dovrebbero farla propria l' Onda e quanti manifestano senza precisi obbiettivi. Qui ce n' è per ogni Regione. - MARIO PIRANI

    November 22

    soccorso rosso

      


    Il 14 novembre scorso partecipo, insieme ai parlamentari Bocchino (Pdl) e Latorre (Pd) alla trasmissione Omnibus su La7. Tavolo a tre, si discute della Vigilanza Rai. In collegamento il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani.

    Mentre attacco il collega Bocchino e il centrodestra per aver negato a Leoluca Orlando la presidenza della Commissione di Vigilanza, accade qualcosa di cui al momento non mi accorgo ma che, nei giorni a seguire, Striscia la notizia mostra ai tutti i telespettatori.

    Il vicecapogruppo Pdl Bocchino ruota nervosamente tra le mani una penna. Evidentemente è in difficoltà. Alla sua sinistra c'e' il collega Latorre. Il vicepresidente del gruppo al Senato del Pd si muove in soccorso di Bocchino. Ripreso dalle telecamere, gli sfila di mano la penna e il giornale. Quindi scrive poche parole sul bordo inferiore del quotidiano. A quel
    punto lo ripassa a Bocchino e con la penna gli indica il messaggio “vergato” a mano. E' il consiglio di Latorre a Bocchino di tirare in ballo la nostra contrarietà alle elezioni di Gaetano Pecorella alla Corte Costituzionale. Bocchino si illumina di colpo e chiede la parola per replicare. "Se voi ci avete detto no a Pecorella- dice Bocchino- perche' noi non possiamo fare altrettanto con Orlando?".

    Passa qualche minuto e Latorre toglie ancora di mano a Bocchino il giornale. Questa volta e' per strappare il bordo scritto a mano. Ma commette un errore. Non cancella la prova e i giornalisti di La7 recuperano il foglietto. Questa mattina, Antonello Piroso, il direttore di La7, svela cosa c’era scritto sul quel pezzo di giornale “Io non lo posso dirlo. Ma il precedente della Corte? Pecorella?”.

    Questi i fatti, a voi il giudizio.

    November 16

    Chu King Hung

     
    November 15

    Mafiocrazia

     
    November 05

    5 novembre - Guy Fawkes

      
    November 04

    il Piano di Rinascita